Modello 231

Modello 231

Il Consiglio d’Amministrazione di GESAP, nella seduta del 5 febbraio 2013 ha adottato la prima edizione del Modello di Organizzazione, gestione e controllo, in ottemperanza alla previsione del Decreto Legislativo n.231/2001, finalizzato a garantire l’assoluta estraneità della Società rispetto ad eventuali fatti criminosi realizzati da soggetti incardinati nella propria organizzazione, o comunque con questa cooperanti.

Tale iniziativa è stata assunta nella convinzione che l’adozione e l’attuazione del c.d. “Modello 231” – al di là delle prescrizioni del citato Decreto, che indicano il Modello stesso come elemento facoltativo e non obbligatorio – potesse costituire un valido strumento di prevenzione della commissione dei reati e, più in generale, di sensibilizzazione nei confronti di tutti coloro che operano in nome e per conto della Società, affinché seguano, nell’espletamento delle proprie attività, comportamenti corretti e lineari.

In tal senso, la scelta del Consiglio di Amministrazione della Società di dotarsi di un tale Modello di Organizzazione, si è inserita nella più ampia politica di sensibilizzazione alla gestione trasparente e corretta della Società stessa, nel rispetto della normativa vigente e dei fondamentali principi di etica degli affari finalizzati al perseguimento dell’oggetto sociale.

In conformità alle prescrizioni di cui al Decreto Legislativo n.231/2001, in data 11 giugno 2013, il Consiglio d’Amministrazione della Società  ha  quindi attribuito al Collegio Sindacale le funzioni di Organismo di Vigilanza, recentemente riconfermate con delibera del 7 agosto 2015, che, dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo, ha il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello e di assicurarne l’aggiornamento.

Con l’emanazione della legge n. 190 del 6.11.2012, entrata in vigore il 28.11.2012, sono state approvate le “disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”.

Con tale provvedimento normativo è stato introdotto anche nel nostro ordinamento un sistema organico di prevenzione della corruzione, basato su due livelli (nazionale e decentrato).

Al primo livello si colloca il Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A.), elaborato dal Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP) e approvato dall’Autorità nazionale anticorruzione (A.N.A.C.) e, ad un secondo livello, si collocano i Piani anticorruzione (P.T.P.C.) di ogni amministrazione pubblica, definiti sulla base delle indicazioni del P.N.A. e dell’analisi dei rischi specifici di corruzione di ogni realtà.

Le strategie di prevenzione che devono ispirare i suddetti piani, indicate dalle organizzazioni sovranazionali, evidenziano l’esigenza di perseguire tre obiettivi principali:

  • ridurre le opportunità che si manifestino casi di corruzione;
  • aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione;
  • creare un contesto sfavorevole alla corruzione.

Nello spirito della Legge n. 190/2012, la trasparenza è considerata uno strumento rilevante per operare in maniera eticamente corretta e, contestualmente, per perseguire obiettivi di efficacia, efficienza ed economicità dell’azione, valorizzando l’accountability con i cittadini, anche attraverso specifiche azioni di sensibilizzazione.

Altre misure generali di prevenzione della corruzione, previste dalla Legge 190/2012, riguardano:

  • inconferibilità e incompatibilità di incarichi dirigenziali in caso di particolari attività o incarichi precedenti (pantouflage – revolving doors) – D.lgs. 39/2013;
  • incompatibilità specifiche per posizioni dirigenziali – D.lgs. 39/2013;
  • patti di integrità negli affidamenti (c. 17 art.1 Legge 190/2012).

Ed inoltre:

  • mobilità del personale addetto alle aree a rischio di corruzione;
  • astensione in caso di conflitto di interesse;
  • formazione di commissioni, assegnazioni agli uffici, conferimento di incarichi dirigenziali in caso di condanna penale per delitti contro la pubblica amministrazione;
  • tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito (c.d. whistleblower).

Al fine di agevolare i previsti flussi informativi al suddetto Organismo di Vigilanza, èstato creato l’indirizzo di posta elettronica di seguito indicato, al quale poter trasmettere le segnalazioni inerenti eventuali presunte violazioni: odv@gesap.it

In particolare, mediante l’individuazione e la mappatura delle aree di attività a rischio, il “Modello 231” ha come finalità quelle di:

1) determinare in tutti coloro che operano in nome e per conto della Società nelle aree di attività a rischio, la consapevolezza di poter incorrere, in caso di violazione delle disposizioni ivi riportate, in un illecito passibile di sanzioni, sul piano penale e amministrativo, non solo nei propri confronti, ma anche nei confronti dell’Azienda;

2) ribadire che tali forme di comportamento illecito sono fortemente condannate da GESAP in quanto – anche nel caso in cui la Società fosse apparentemente in condizione di trarne vantaggio – sono comunque contrarie, oltre che alle disposizioni di legge, anche ai principi etici cui la Società intende attenersi nell’espletamento della propria missione aziendale;

3) consentire alla Società, mediante un’azione costante di monitoraggio sulle aree di attività a rischio, di intervenire tempestivamente per prevenire o contrastare la commissione dei reati stessi.

La legge 190/2012 (art.1 c. 34) stabilisce che le disposizioni dei commi da 15 a 33 dell’art.1 della Legge medesima si applicano anche alle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche ed alle loro controllate.

Tali disposizioni riguardano, obblighi di trasparenza nell’attività amministrativa e di accesso agli atti dei cittadini, di monitoraggio periodico del rispetto dei tempi procedimentali, obblighi/limitazioni ed esclusioni di ricorso agli arbitrati nei contenziosi riguardanti gli appalti pubblici e di stipula dei “patti di integrità” con gli appaltatori o ditte partecipanti a selezione per appalti pubblici con clausole espresse di risoluzione o esclusione.

Con Delibera del 12 marzo 2015, il C.d.A. di GES.A.P., quale organo d’indirizzo politico, ha nominato il Responsabile della Prevenzione della Corruzione nella persona dell’Avv.to Anna Tripiciano già interno alla struttura dell’Ente, quale Responsabile del Servizio Legale e Contenzioso .

L’Avv. to Anna Tripiciano ha assunto altresì anche le funzioni di Responsabile della Trasparenza ex D. Lgs. n. 33/2013, giusta delibera del Consiglio di Amministrazione del 7 agosto 2015 .

In data 30/05/2016 il Consiglio di Amministrazione ha approvato la versione aggiornata del Modello di gestione, organizzazione e controllo ex D. lgs. 231/01 che ha recepito le normative più recenti, corredato dell’allegato tecnico contenente il Piano di prevenzione dalla corruzione ex Legge n. 190/2012, il codice di Comportamento, e le Procedure aziendali.

Il Piano di prevenzione della corruzione della Ges.A.P. è un documento di natura programmatica che ingloba tutte le misure obbligatorie per la Legge 190/2012 e altre specifiche, relative alle aree a rischio di reato, individuate sulla base del risk assessment.

Il Piano di prevenzione della corruzione descrive la metodologia di risk assessment, le aree ed i processi sensibili individuati in relazione ai rischi di reato e di altri comportamenti corruttivi, commessi dai soggetti apicali e sottoposti alla loro direzione e coordinamento, in qualità di agenti pubblici ovvero, quelle ipotesi in cui il dipendente di Gesap operi come soggetto indotto o corruttore.

 

1. Parte Generale (.pdf 108 Mb)

2.Parte Speciale Omnibus (.pdf 808 kb)

3.Parte Speciale Reati P.A. (.pdf 843 kb)

4.Parte Speciale Reati Societari (.pdf 427 kb)

5.Parte Speciale Reati Ambientali (.pdf 561 kb)

6.Parte Speciale Reati Salute e Sicurezza sul Lavoro (.pdf 377 kb)

7. Allegato 1 – Codice di Comportamento (.pdf 379 kb)

7.1 Patto Etico  (.pdf 13 kb)

8. Allegato 2 – D.Lgs. 231 (.pdf 355 kb)

9) Allegato 3 – Elenco reati presupposto 3 (.pdf 4 Mb)

10) Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (.pdf 1,14 Mb)